| Storia e cultura |
Molti episodi della mitologia classica sono legati alla vite e al vino, di cui si narra spesso anche nella Bibbia; poeti, scrittori ed eruditi si sono più volte soffermati a descrivere la coltivazione della pianta, la tecnica di produzione del vino e le virtù della preziosa bevanda. Il nostro Paese è una delle più antiche regioni vitivinicole del mondo. Le prime coltivazioni risalgono ad alcune migliaia di anni fa, durante il periodo della dominazione greca. Successivamente, gli esperti viticoltori romani favorirono la diffusione della vite sia in Italia che nelle zone estreme dell'impero. A quel tempo, anche in Ossola, si cominciò a sviluppare, seppur in maniera non specializzata, la coltura a pergola di questa pianta. I primi pendii a essere interessati alla viticoltura furono quelli di Vanzone e di Viganella, i terreni siti nelle frazioni più alte di Varzo, a Premia, e persino nell'altopiano vigezzino. I centri vinicoli più rinomati nella storia del vino ossolano furono Caddo, Calice, Trontano, Masera, Montecrestese e Crevoladossola; in tali località il vitigno più diffuso era il Nebbiolo, chiamato Prunent, le cui caratteristiche erano quelle di possedere un elevato grado zuccherino e una buona resistenza alle malattie. Accanto al Nebbiolo si potevano trovare altre varietà di vitigni meno pregiati come Clinto e Croatina. Nonostante la coltura della vite non fosse considerata di primaria importanza per l'economia locale, i viticoltori più esperti riuscirono col passare degli anni a ottenere dei prodotti soddisfacenti che rappresentavano una buona fonte di reddito. Il vino, oltre ad essere consumato in loco, veniva esportato in grande quantità nella vicina Svizzera. Un grosso colpo alla produzione vinicola delle nostre valli fu inferto all'inizio del XIX secolo dalla costruzione della strada carrozzabile del Sempione - voluta da Napoleone - che agevolò il trasporto all'estero degli ottimi vini dei colli novaresi. Verso il 1850 poi, la filossera danneggiò la maggior parte dei vitigni e portò ad una drastica riduzione della produzione. Nello stesso periodo, venne aumentato il dazio svizzero d'entrata. Il vino ossolano cessò così di essere esportato e venne smerciato e consumato soltanto a livello locale. La coltivazione della vite si ridusse notevolmente perchè a stento la produzione riusciva a ripagare delle fatiche e delle spese; molti vitigni furono abbandonati e cominciò inevitabilmente ad avanzare la vegetazione selvatica. Nei giorni nostri, grazie allo sviluppo economico ed al rinnovato interesse nei confronti della genuinità dei prodotti alimentari, si è manifestata una lieve ripresa della produzione vinicola locale. Il merito di tutto ciò spetta in gran parte alla Comunità Montana Valle Ossola, che, nel gennaio 1990, ha avviato con l'aiuto dell'Università Cattolica di Piacenza, il recupero della viticoltura ossolana. In seguito all'entusiasmo e allo spirito di collaborazione, rafforzatosi negli ultimi tempi, tra la nostra Casa Vinicola, la Comunità Montana e i viticoltori ossolani, è stato inoltre possibile portare avanti l'ambizioso progetto di mettere in commercio alcuni nuovi vini locali. Gli ottimi vini CABERNET-SAUVIGNON, PINOT NERO, MERLOT, CA' D' MATE' SUPERIORE e PRUNENT testimoniano la validità del progetto da noi intrapreso e ci appaiono di buon auspicio per il raggiungimento di ulteriori obiettivi futuri in questo settore. Please send your comments to . This document was updated 08/02/00. |